Applicazione del DRO per la riduzione di terapia condizionata in gravi disturbi comportamentali: il caso di E.

Proponiamo il poster di Picone, Fazioli edel prof. Cantelmi dal titolo: “Applicazione del DRO per la riduzione di terapia condizionata in gravi disturbi comportamentali: il caso di E.”, presentato al Congresso Nazionale della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo, SIDiN. Venerdì 2 luglio 2021.

Il presente lavoro ha avuto lo scopo di ridurre comportamenti disfuzionali molto intensi di una persona di 32 anni con DSA, disabilità intellettiva grave, disturbi dirompenti del comportamento, di tipo esplosivo intermittente; a seguito della somministrazione del SPAIDD-G, sono state riscontrate comorbilità con il DCI e ADHD. E. presenta comportamenti molto frequenti e intensi di eteroaggressività, autolesionismo e distruttività ambientale, che impediscono trattamenti educativi.

ABSTRACT COMPLETO

POSTER 

Organizzazioni di significato personale e modelli di attaccamento


Proponiamo un articolo della Dott.ssa Puglisi, psicoterapeuta Cognitivo Interpersonale, iscritta al Registro Italiano degli psicoterapeuti Cognitivo- Interpersonale, che si focalizza sugli stili di attaccamento e le organizzazioni di significato personale, teorie centrali per il cognitivismo post razionalista. L’attaccamento è un processo, autoreferenziale, assai complesso, stabile e continuo nel tempo, che è alla base dello sviluppo e dell’identità personale.

Articolo di Lara Puglisi psicoterapeuta Cognitivo Interpersonale, iscritta al Registro Italiano degli psicoterapeuti Cognitivo- Interpersonale

Ogni bambino si può formare come persona a sé stante, quindi come individuo, a partire dal comportamento dei suoi genitori e dalla modalità con cui si relazionano con lui, nonché dal modo in cui esprimono le loro emozioni verso lui stesso.

L’attaccamento è un processo, autoreferenziale, assai complesso, stabile e continuo nel tempo, che è alla base dello sviluppo e dell’identità personale. Per il cognitivismo post razionalista è stato, ed è,  uno dei temi più importanti.

A livello storico l’attaccamento era considerato un insieme di comportamenti messi in atto per ottenere la vicinanza con i genitori; successivamente è stato considerato un processo più complesso caratterizzato da uno scambio continuo tra vicinanza e separazione.

Le categorie di attaccamento sono: sicuro (B), evitante (A) ed ambivalente (C).

Nell’attaccamento evitante i bambini conservano un certo grado di vicinanza con i propri genitori, genitori che appaiono emotivamente distanti e che anticipano a livello cognitivo situazioni di rifiuto. Questi bambini appaiono autonomi, indipendenti ed autosufficienti verso l’ambiente. Sono bambini con ridotto contatto emotivo.

La seconda categoria è quella ambivalente che mantiene la vicinanza con i genitori grazie alle risorse affettive. I bambini piuttosto che perscrutare l’ambiente sono più inclini a concentrarsi sulla relazione con i genitori. Le madri spesso son figure imprevedibili anche se sono presenti per i figli.

Infine, l’ultima, è quella sicura in cui i bambini non hanno difficoltà ad avvicinarsi o allontanarsi dai genitori. Il bambino è autonomo nell’esplorazione dell’ambiente.

Gli evitanti si suddividono in:

  • Evitanti inibiti (A1- A2): essi sono bambini isolati che evitano il contatto con i loro genitori ed evitano di esprimere le loro emozioni. I genitori sono rifiutanti motivo per cui non manifestano ciò che sentono, visto che la risposta scontata è quella del rifiuto.
  • Accudimento compulsivo (A3) si assumono la responsabilità di stimolare i loro genitori affinché si sentano motivati nell’interazione con loro. I genitori sono indifferenti e i bambini utilizzano le loro risorse cognitive per stimolare i loro genitori.
  • Compulsivi compiacenti (A4) non esprimono mai ciò che sentono, sono sempre d’accordo con i genitori e cercano di corrispondere sempre alle loro aspettative. I genitori possono sembrare rifiutanti poiché sono ipercritici e vogliono dal figlio un modello di perfezione molto alto.

Anche i modelli di attaccamento ambivalente si suddividono in sottocategorie:

  • Coercitivi (C1-C2) equivale al “bambino impossibile” combinare guai per lui significa mantenere l’attenzione costante dei genitori. Il bambino C2 è il bambino che se non ottiene ciò che vuole attua meccanismi di urla, pianto e rotture di oggetti; il comportamento è assolutamente manipolatorio.
  • Coercitivo indifeso (C4) si caratterizza per il fatto che i genitori non possono mai lasciarlo da solo, poiché sembra essere incapace e vulnerabile; i genitori nei suoi confronti hanno un altissimo istinto di protezione ed attenzione.
  • Coercitivo seduttivo (C6) i bambini sono seduttivi e compiacenti.

Nella categoria B si possono incontrare i sottotipi (B1-B2) e (B3)

  • B1-B2 sono bambini sicuri-riservati, non hanno problemi ad avvicinarsi ai genitori ma sono resistenti a condividere emozioni faccia a faccia.
  • B3 sono bambini sicuri-sereni non hanno problemi ad avvicinarsi o allontanarsi dai genitori ma ha sempre sotto controllo la relazione attraverso la presa di iniziativa di situazioni emotive.

Queste categorie vengono riprese nelle OSP (organizzazioni di significato personale).

Nell’organizzazione di significato personale depressiva fanno parte i bambini evitanti o accudenti compulsivi; mentre i modelli di attaccamento compiacente compulsivo si incontra nei disturbi dap (disturbo alimentare psicogeno). Nell’OSP ossessiva si hanno modelli di tipo compulsivo compiacente; mentre in quella fobica il modello è di tipo coercitivo.

L’organizzazione di significato personale depressiva è caratterizzata da un’esperienza di perdita che spesso non è fisica ma affettiva. Nel caso del depresso di fronte al tema della perdita si attiveranno due emozioni che si trovano ai poli opposti e che sono la tristezza e la rabbia. Per quanto riguarda l’attribuzione degli eventi, il depresso attribuirà il successo al caso e l’insuccesso a sé stesso. Al fine di rendersi amabile al mondo e di essere riconosciuto dagli altri spesso si pone obiettivi non raggiungibili; a tal proposito si fa notare che essi non hanno problemi né di tipo lavorativo né intellettuale, tuttavia lo hanno nella sfera personale ed affettiva. Molto spesso la rottura affettiva è causa di scompenso, ecco perché al fine di prevenire tale evento il DEP tende a non legarsi o coinvolgersi.

Il FOB da bambino è spesso colui che sta al centro dell’attenzione di tutti i membri della famiglia e gli è spesso inibita l’esplorazione dell’ambiente circostante in maniera autonoma ed indipendente, ambiente che è visto dalle figure adulte come minaccioso ed imprevedibile. I bambini FOB sono atti spesso a richiamare l’attenzione dei genitori attraverso il corpo, avendo imparato sin da piccolo a decodificare le emozioni mediante lo stesso. Il FOB convertirà tutto ciò che riguarda la sfera emotiva in condizione fisica.

La perdita del controllo per il fobico è il maggior fattore scompensante che ci sia ed è il nucleo portante dell’attacco di panico. A livello affettivo, ciò che caratterizza lo stile fobico è la ricerca di protezione, il soggetto deve sentirsi libero di “entrare” o “uscire” dal partner senza sentire costrizione od obblighi.

Per quanto riguarda il DAP, è importante sottolineare come il tema portante di questa organizzazione di significato personale sia la continua conferma dell’identità che si basa su criteri esterni. Il bambino dap corrisponderà ogni momento alle aspettative e ai desideri genitoriali e nel momento in cui sente di perdere la corrispondenza sentirà di perdere anche la propria accettabilità. Molto spesso ciò che si manifesta dietro ad una personalità dappica è il disturbo alimentare come l’anoressia o al contrario, come altra faccia della medaglia, la bulimia. Tutto ciò che mostra il dap è esteriorità, apparenza e perfezione. Le famiglie dappiche sono caratterizzate dal fatto che devono andare sempre d’accordo, e che devono avere tutti un pensiero comune. Il DAP ha continua richiesta di conferme affettive e dipende moltissimo dal giudizio degli altri. A livello affettivo-emozionale spesso una minima critica fa sì che il dappico si senta inadeguato; ciò porta spesso lo stesso a non esporsi per paura di sbagliare.

Ultima organizzazione di significato personale è la OSS (ossessiva). Nella OSP ossessiva c’è una comunicazione analogica in cui manca tenerezza, empatia e calore.

Il bambino OSS è vissuto in famiglie fredde, dove gioco e divertimento non erano contemplati; i bambini ossessivi sono bambini perfetti che vivono in un’eterna polarità e che da adulti svilupperanno la concezione di raggiungere una stabilità ed un’unitarietà attraverso la perfezione.

A livello emotivo ciò che non tollera sono la rabbia e l’aggressività. Ciò non significa che gli ossessivi non si arrabbino o non siano aggressivi, ma significa che ciò può accadere ma non può arrivare a livello di coscienza. Aspetti caratteristici degli OSS possono essere: il senso di giustizia, il moralismo, il vedere tutto o nulla, la presenza di rituali o temi persecutori.

In conclusione, lo stile di attaccamento può dare due tipologie di risposte genitoriali; la prima molto prevedibile e la seconda prevedibile. La focalizzazione collegata alla prima tipologia sarà di tipo inward, mentre quella correlata alla seconda tipologia sarà di tipo outward.

L’assetto inward è caratterizzato da emozioni definite, interno stabile e con pochi dubbi sullo stato interno, i vissuti hanno un forte carico sensoriale ed il soggetto tende a modificare l’esterno per renderlo sintonico con l’interno. Al contrario, l’assetto outward è caratterizzato da emozioni poco definite, i vissuti sono a scarso carico sensoriale, l’interno è mutevole e molti sono i dubbi sui propri stati interni ed infine il soggetto tende a modificare il proprio stato interno per uniformarlo con quello esterno.

BIBLIOGRAFIA

Guidano, V. F. (1987). Complexity of the Self. New York: Guilford (Trad. It.: “La complessità del Sé”, Bollati Boringhieri, Torino, 1988).

 Guidano, V. F. (1991). The Self in process. New York: Guilford (Trad. It.: “Il Sé nel suo divenire”, Bollati Boringhieri, Torino, 1992).

Guidano, V. F. (2018) Psicoterapia cognitiva post – razionalista. FrancoAngeli

Cantelmi, T. (2009) Manuale di Psicoterapia Cognitivo – Interpersonale. Alpes

Workshop introduttivo teorico – pratico alla Dialectical Behavior Therapy (DBT)

Roma 3/4 settembre 2021 – Modalità blended

Che cosa è la Dialectical Behavior Therapy (DBT):
La terapia dialettico comportamentale è stata ideata per il trattamento del disturbo borderline e successivamente applicata anche a molti altri disturbi

Docente del corso:
Dott.ssa Donatella Fiore Psichiatra e Psicoterapeuta, vicepresidente della Società Italiana Dialectical Behavior Therapy.

Modalità di svolgimento del Workshop:
Il corso sarà fruibile in presenza oppure online.
Il corso prevede 2 giornate formative di 8 ore: Venerdì 3 settembre e sabato 4 settembre
La parte in presenza si svolgerà a Roma presso la sede dell’Associazione ITCI: Via di Santa Costanza 62.
Gli iscritti al webinar riceveranno un link per seguire il corso

A chi è rivolto il corso:
psicoterapeuti, psicologi, studenti in psicoterapia, tecnici della riabilitazione psichiatrica, infermieri, assistenti sociali e medici.

Cosa rilascia il corso:
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato che permetterà di iscriversi alla Società Italiana DBT sia ai partecipanti in presenza che a distanza
Il Corso è in fase di accreditamento ECM. Gli ecm verranno erogati solo per la modalità in presenza e per le seguenti professioni: medici, psicologi, psicoterapeuti e infermieri.

Modalità di iscrizione:
Per iscriversi è necessario fare una preiscrizione compilando il form online presente nella pagina: http://www.toninocantelmi.it/index.php/convegni/workshop-introduttivo-teorico-pratico-alla-dialectical-behavior-therapy-dbt

Verrete ricontattati per finalizzare la vostra iscrizione.

Costi:

IN PRESENZA
€ 250 + iva in presenza
€ 100 + iva in presenza per iscritti Registro Italiano Psicoterapeuti Cognitivi Interpersonali

WEBINAR
€ 100 + iva partecipazione al webinar con attestato per iscriversi alla Società Italiana DBT;

Gratuito per studenti SCint e per gli iscritti al Registro Italiano Psicoterapeuti Cognitivi Interpersonali con attestato per iscriversi alla Società Italiana DBT

info: gvinci@itci.it

Prof. Cantelmi: costruire ponti di dialogo tra adulti e giovani

Fonte: korazym.org 08/02/2021

Notizie delle scorse settimane parlano di baby gang che si fronteggiano nelle piazze, figli che picchiano i genitori e gruppi di giovanissimi che in chat divulgano materiale pedopornografico e inneggiano al nazismo… Però tale fenomeno non può essere spiegato solo con la pandemia ed il lockdown, ma è anche dovuto alla mancanza di punti di riferimento ed alimentato da influencer, come sostiene il prof. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), che spiega da dove deriva questa violenza, che coinvolge i ragazzi:

di Simone Baroncia


“Innanzitutto osserviamo una precocizzazione dei comportamenti violenti. I protagonisti di queste maxi risse sono tutti ragazzini. Stiamo assistendo all’amplificazione dei comportamenti di ‘discontrollo’ degli impulsi, tipico degli adolescenti, anche grazie ai social”.

Da cosa dipendono queste violenze?

“Negli ultimi tempi i giovanissimi, parliamo di ragazzini tra i 12 e i 16 anni, tendono ad organizzarsi in una sorta di bande, molto territoriali, caratterizzate da identità di quartiere. Questo nelle grandi città, ma anche nelle piccole. Queste bande sembrano essere disponibili a fare violenza, a volte anche su adulti, il più delle volte su altri ragazzini, sui loro coetanei.
Tutto questo è alimentato molto da influencer, chat, musica rapper e derivati, stereotipi criminali molto in voga sui social. E’ un fenomeno difficile da decifrare, ma caratterizzato fondamentalmente dalla ricerca di identità attraverso l’identificazione in bande connotate in senso aggressivo, antisociale, dove affermare se stessi significa essere violenti”.

C’è una relazione con la pandemia?

“Sì, purtroppo c’è una relazione fra gli eventi correlati alla pandemia e questi comportamenti. Il cervello degli adolescenti vede una prevalente attività del cervello limbico. Quando c’è una situazione minacciosa si attiva il sistema limbico che disattiva la corteccia cerebrale: siamo meno riflessivi!
Questo meccanismo neuro biologico è esaltato negli adolescenti proprio perché il loro cervello è più immaturo e reagisce agli stimoli attivando maggiormente il sistema limbico. Ecco dunque che comportamenti irrazionali, aggressivi e reattivi si incrementano”.

Quanto ha influito il lockdown?

“Purtroppo ha influito molto! Intanto perché un grande contenitore e mediatore sociale, come la scuola, è venuto a mancare. Inoltre le forme di restrizione dei comportamenti sociali sono state vissute come oppressive dai più giovani, che spesso hanno alimentato forme di negazionismo del virus e della portata grave dell’infezione.
Ma soprattutto quello che ha influito è stato il prolungarsi delle restrizioni, che è divenuto insopportabile. Quindi in qualche modo i giovanissimi stanno esprimendo il loro disagio rispetto ad una modalità sociale molto restrittiva”.

Però anche precedentemente esistevano tali violenze: perché tale enfatizzazione?

“La differenza ora è che queste violenze hanno una grande visibilità social. Gli scontri fra le bande, i regolamenti di conti tra ragazzini su modalità copiate da serie TV, la necessità di rappresentare tutto sui vari siti ha messo in evidenza un mondo sotterraneo che coniuga precocità e violenza. La verità è che gli adulti ignorano gravemente quello che avviene nel mondo dei ragazzini e degli adolescenti oggi”.

Quali sono le responsabilità della famiglia?

“Noi genitori, forse troppo concentrati su noi stessi, sui nostri conflitti irrisolti, sui nostri immaturità adolescenziali, noi genitori ignoriamo il mondo dei ragazzini e degli adolescenti. Poi rimaniamo sorpresi quando una ragazzina di 10 anni si toglie la vita cercando di fare un filmato da postare su un qualche social!
Eventi come questi a cui ho accennato evidenziano come gli adulti ignorino completamente il mondo dei giovanissimi. Ma è interessante anche il contrario: i giovanissimi ignorano il mondo degli adulti, non lo contestano più, ma sono indifferenti”.

E’ possibile invertire la rotta?


“C’è una frattura formidabile tra il mondo dei bambini, di ragazzi, degli adolescenti e il mondo degli adulti. Questa frattura è sancita anche delle tecnologie. Occorre ripartire proprio da questo, della necessità di costruire ponti, dialoghi e contatti fra il mondo dei ragazzi e il mondo degli adulti. E’ necessario che i ragazzi abbiano più fiducia anche negli adulti e per questo è necessario che gli adulti siamo più autorevoli, più affascinanti, meno deludenti di quanto lo sono oggi”.

Allora, come costruire ‘ponti di dialogo’ tra genitori e figli?

“Il vero problema è superare l’indifferenza dei giovanissimi verso il mondo degli adulti. Noi adulti non siamo più affascinanti, siamo deludenti, siamo considerati boomers, coloro cioè che hanno costruito un mondo sbagliato, un mondo egoista, un mondo che non ha tenuto conto del futuro.
I giovanissimi sono indifferenti alle offerte degli adulti, io credo che dovremmo concentrarci sul comprendere il perché di questa indifferenza e fare un passo avanti. Questo passo avanti però tocca agli adulti. Per aiutare i giovani bisogna far crescere gli adulti!”

Covid-19 impatto sulla salute mentale

Presentazione della rassegna “Covid-19: impatto sulla salute mentale” curata  dal prof. Tonino Cantelmi e dal dott. Emiliano Lambiase (aprile 2020) dell’ITCI. Il video è rivolto in modo particolare a tutti gli psicoterapeuti, specializzati e in formazione, ad indirizzo Cognitivo-Interpersonale.

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